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Al fine di favorire la riflessione e il coordinamento di varie associazioni nazionali che si interessano alla comunicazione, è stato costituito il Copercom (Coordinamento per la comunicazione)
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2012
C'è vita nel silenzio delle donne PDF Stampa E-mail
di Giulia Galeotti - Silenzio e Parola XI   
Orazio_Gentileschi_AnnunciazioneProsegue la riflessione a più voci sul messaggio di Benedetto XVI per la 46ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Oggi è la volta di Giulia Galeotti, storica e giornalista de “L’Osservatore Romano”.

“Ma io sono nato nel silenzio, / sono stato concepito nel silenzio, / sono stato il fuggiasco del silenzio. / E adesso, / se mi inchiodano sopra una croce, / non fanno che inchiodare / le ali di una farfalla / finalmente libera”, scriveva Alda Merini (in Mistica d’amore), cogliendo – tra l’altro – la forza della comunicazione messa in atto da Gesù. Non a caso, Benedetto XVI nel suo messaggio per la 46ͣGiornata mondiale delle comunicazioni sociali indica il silenzio come cammino di evangelizzazione, accanto ma soprattutto prima della parola.
Una comunicazione deteriorata, vuota, stordente, fredda: questa, secondo il Papa, la comunicazione fatta solo di parola, escludendo il silenzio. Parola e silenzio, invece, sono indispensabili insieme, trattandosi dei “due momenti della comunicazione che devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo e una profonda vicinanza tra le persone”. Tra le altre cose, con questo intervento Benedetto XVI rivela ancora una volta una vicinanza autentica e singolare con le donne (verrebbe da aggiungere “sorprendente”, ma il Pontefice ci ha ormai abituate a molte di queste “sorprese”). Una vicinanza di ottica, di sensibilità, quasi di immedesimazione. Perché da sempre – quantomeno da Maria in poi – il silenzio vero, quello che dice e che trasmette, quello che non ha nulla a che vedere con il mutismo, con il non aver niente da dire, è una presenza viva e feconda nella vita delle donne. Basti pensare al rapporto tra una madre e il suo bambino, prima della nascita e immediatamente dopo. Un dialogo muto che si fa linfa vitale sia per la vita in fieri sia per la vita già formata; l’una che dal silenzio è nutrita nei suoi primi passi, l’altra che dal silenzio trae nuove scoperte.
Come ricorda il Papa, il silenzio come requisito indispensabile per la comunicazione, infatti, opera su un duplice piano. Si tratta di un silenzio che permette di conoscere meglio dapprima se stessi e, poi, l’interlocutore. È una sfera in cui veramente tutta la libertà della persona umana ha modo di dispiegarsi e di manifestarsi, nel tentativo di dare valore e significato al messaggio di cui ognuno – a prescindere dal suo ambito quotidiano, ma in particolar modo se si fa (in qualsiasi forma) comunicazione – è portavoce.
Un silenzio vitale, dunque, anche perché la vita quotidiana ci dimostra spesso come il silenzio autentico sia in grado di legare ben più delle parole.
Ma il silenzio può diventare anche pericoloso, se viene male interpretato o usato male. Quel silenzio così denso, ma così facilmente evaporabile; così ricco, eppure con il rischio concreto di farsi polvere; così capace di guidare silenziosamente, ma scivolabile nella tendenza alla sopraffazione.
Meditando e ruminando il messaggio di Benedetto XVI, ci torna in mente un passaggio del diario di Etty Hillesum, che rivela una vicinanza assoluta – silenziosa e assordante – con le parole del Papa. “Vorrei scrivere parole che siano organicamente inserite in un gran silenzio, e non parole che esistono solo per coprirlo e disperderlo: dovrebbero accentuarlo, piuttosto”. È il deflagrante messaggio che danno insieme Joseph ed Etty, entrambi così minuti nella carne e così fondati nello spirito.

Per il profilo di Giulia Galeotti clicca qui.

 
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