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I cristiani devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica
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2012
Media e famiglia, sì alla conferenza nazionale PDF Stampa E-mail
MannaIl Copercom incoraggia e sostiene la proposta di convocare una Conferenza nazionale su mass media e famiglia. Nel corso dei lavori odierni del Coordinamento delle associazioni per la comunicazione è stata approvata all’unanimità una mozione con la quale “il Copercom aderisce alla proposta lanciata dal Forum delle Associazioni familiari di convocare una conferenza nazionale su mass media e famiglia, per affrontare finalmente in modo organico e strutturale con tutte le parti in causa (famiglie, politica, scuola, istituzioni, mass media) il tema della regolamentazione e della tutela, partendo dalla proposta del Forum di una legge quadro sulla comunicazione”.
Ai lavori del Copercom è intervenuta, in veste di relatrice, la dottoressa Elisa Manna (nella foto), responsabile del Settore politiche culturali del Censis, che ha affrontato il tema “Media, minori e questione antropologica”. Da lei un affresco della sfida culturale che attende tutti i soggetti educativi dinanzi “al big bang dei nuovi media che ha acuito nuovamente le preoccupazioni, soprattutto per quanto riguarda gli effetti a lungo termine, quelli di natura socio-antropologica”. La dottoressa Manna ha inoltre evidenziato “il superamento della contrapposizione apocalittici/integrati: oggi i rischi sono riconosciuti da tutti gli studiosi e l’orientamento più attuale è quello di sostenere politiche in grado di mitigare i rischi e promuovere le opportunità”.
Ad inizio dei lavori è intervenuto, a garantire un timbro spirituale all’incontro, monsignor Domenico Pompili. Nell’ambito dello spazio “Dodici minuti dodici”, il direttore dell’Ufficio comunicazione sociali della Cei si è soffermato sulla “svolta femminile della comunicazione”. Ha ricordato come “nel Vangelo la donna è ‘ambiente’ ricettivo alla parola perché decentrato, sensibile, disposto a farsi ‘abitare’; per questo la donna è ‘medium’ della parola in un senso particolare: non certo come ‘emittente’ che la produce e la trasmette direttamente, ma come luogo che la accoglie e la rende visibile, dando piuttosto la parola ad altri. Basterebbe far riferimento all’Annunciazione per rendersi conto che, molto più che dell’uomo, è tipico della donna accettare di non essere ‘l’evento’, bensì, piuttosto, ciò che rende possibile l’evento, il ‘sito’ che ne predispone le condizioni di accadimento. È un ‘protagonismo debole’, una ‘buona passività’ in cui l’azione è decentrata, in cui l’io fa un passo indietro per far essere l’altro. Inoltre, il sì sancisce una ridefinizione relazionale di sé (‘io sono la serva del Signore’)”.
“Con un passaggio forse un po’ azzardato – ha detto Pompili – ma non del tutto arbitrario, si può forse cogliere da un lato nel passaggio dei media da strumento ad ambiente, dall’altro nel passaggio dal modello della trasmissione a quello della relazione (evidente nei social network) una sorta di femminilizzazione dei media”.

Per l’intervento di monsignor Pompili clicca qui.

Per la sintesi della relazione della dottoressa Manna clicca qui.




 
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