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I cristiani devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica
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Copercom con Bagnasco
Il Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione) si associa alla preoccupazione espressa dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che...
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Sì a legge su fine vita
Il tavolo dei presidenti del Copercom (Coordinamento delle Associazioni per la Comunicazione) ha approvato il seguente Ordine del giorno in relazione al dibattito...
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Delle Foglie: nuovo presidente Copercom
“Ascoltare, dialogare e promuovere. Sono le tre linee guida che dovranno caratterizzare l’attività futura del Coordinamento per un impegno comune”. È l’invito...
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Editoriali e commenti
07
Jun
2012
Editoria cattolica, non è più un'sola PDF Stampa E-mail
di Giuliano Vigini   
libreriaL’editoria religiosa è stata per lunghi anni una realtà lontana, sconosciuta ai più. Lo è stata, sia perché la si considerava un’isola nel più vasto arcipelago dei libri, sia soprattutto perché le stesse case editrici cattoliche non facevano molto (anche a livello di diffusione dei loro dati di vendita) per farsi conoscere. Adesso le cose stanno cambiando e va dato atto all’Uelci e al Consorzio per l’editoria cattolica di aver favorito questo nuovo corso.
I dati di vendita dei principali distributori cattolici (Diffusione San Paolo, Messaggero Distribuzione, Elledici, Dehoniana Libri) collegati al servizio Arianna di Informazioni Editoriali forniscono in realtà elementi di informazione preziosi. La presentazione, avvenuta ieri a Milano, del 'sell out dell’editoria cattolica' contenuta nel primo Rapporto sul 2011 e sul 1° quadrimestre 2012 non offre una fotografia generale delle caratteristiche e delle dinamiche interne del settore (che sono complesse e articolate a livello nazionale e locale), ma orienta su alcuni aspetti importanti del quadro d’insieme.
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06
Jun
2012
Una tv che guarda al passato PDF Stampa E-mail
di Aldo Grasso   
Bruno_VespaPenare d’incertezza, come l’asino di Buridano: le mondine di Gad o la valletta di Bruno? Questo passava il convento, lunedì sera. D’istinto le mondine su La7, tanto per omaggiare Riso amaro e soprattutto La risaia di Raffaello Matarazzo con una splendida Elsa Martinelli travestita da mondina. Anche le mondine di Bentivoglio erano travestite da mondine (potevano ingaggiare anche Maurizio Landini e nessuno se ne sarebbe accorto) e cantavano «Sciur padrun da li béli braghi bianchi, fora li palanchi, fora li palanchi, ch’anduma a cà». Era dai tempi del duo di Piadena che non la si sentiva più, era dai tempi di «Alto gradimento», quando le canzoni popolari venivano già usate in versione camp (che non sta per «campagnola» ma per «uso consapevole del kitsch»).
Ma appena Paolo Savona, riferendosi all’euro (lui che ha avuto posti di responsabilità nel governo di questo Paese) si domanda «Conviene morire per Danzica?», via a gambe levate verso la valletta. La valletta di Bruno si chiama Benedetta Rinaldi, sembra una citazione, un omaggio a Emilio Fede (le giornaliste le trattava così, facendo loro leggere qualche agenzia).
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05
Jun
2012
La macchina del tempo PDF Stampa E-mail
di Massimo Gramellini   
Tg1Erano da poco passate le otto di sera quando mi sono appisolato davanti al televisore mentre il direttore del Tg1 intervistava il segretario di Stato vaticano. Nell’appisolarmi ho sognato. E nel sognare ho rivisto il me stesso bambino addormentarsi davanti a un televisore in bianco e nero mentre il direttore del telegiornale intervistava il segretario di Stato vaticano. Che modi avevano allora, i direttori del telegiornale. Diritti e compunti sulla sedia come dinanzi al prete del loro matrimonio. E poi quelle domande felpate con la risposta già incorporata. E la faccia: protesa ad annuire in sincrono con l’intero corpo e paralizzata in una smorfia ineffabile di beatitudine. Anche i segretari di Stato vaticani erano ben strani, a quei tempi. Tradivano la scarsa conoscenza del mezzo televisivo e il loro eloquio curiale scorreva distante dalla realtà, caldo e inafferrabile come sciolina nelle orecchie: «La trasparenza è un fatto di solidarietà… Spesso avviene che le chiarificazioni siano frutto di un lavoro di dialogo… Questi non sono giorni di divisione ma di unità…».
Mi sono svegliato di soprassalto. La tv era diventata a colori, ma le facce erano rimaste le stesse. Anche le domande del direttore. Con le risposte già incorporate, anzi forse già scritte in precedenza, dal momento che il segretario di Stato le leggeva direttamente da un foglio.
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