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Al fine di favorire la riflessione e il coordinamento di varie associazioni nazionali che si interessano alla comunicazione, è stato costituito il Copercom (Coordinamento per la comunicazione)
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Copercom con Bagnasco
Il Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione) si associa alla preoccupazione espressa dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che...
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Sì a legge su fine vita
Il tavolo dei presidenti del Copercom (Coordinamento delle Associazioni per la Comunicazione) ha approvato il seguente Ordine del giorno in relazione al dibattito...
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Delle Foglie: nuovo presidente Copercom
“Ascoltare, dialogare e promuovere. Sono le tre linee guida che dovranno caratterizzare l’attività futura del Coordinamento per un impegno comune”. È l’invito...
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Editoriali e commenti
22
May
2012
No, il grand guignol no PDF Stampa E-mail
di Filippo Sensi   
Attentato_Brindisi_2Partiamo dall’unico dato su cui non si può discutere: e cioè la reazione, quasi un istinto, che gli italiani hanno avuto di fronte all’attentato di Brindisi che è costato la vita a Melissa Bassi.
Scendendo in piazza, testimoniando una solidarietà umana e una angoscia che non ha avuto bisogno di moventi e contesti, ipotesi o colpevoli per dire un affollato no alla violenza che ha portato via per sempre il sorriso di una ragazza di sedici anni.
Per il resto, attorno all’esplosione di Brindisi, sono stati due giorni in cui istituzioni e media non hanno dato una gran prova di sé. E non per sfoderare l’insopportabile ditino che divide i buoni dai cattivi, così solerte soprattutto in rete. Ma per dire che nel giro di poche ore si è passati dalla strage mafiosa al femminicidio di matrice islamica fino a uno scenario Breivik. Un palinsesto di paure che svela quale sia il profondo in cui siamo immersi un po’ tutti, e non solo i media costretti a dare conto delle breaking news con il carico di commenti e analisi un tanto al chilo.
Certo, il magnete dell’anniversario di Falcone, vent’anni dopo, è fortissimo, ed è fatale che possa orientare dichiarazioni e riflessioni. Quando, però, si ricopre un ruolo istituzionale forse sarebbe il caso di attenersi alla prudenza di cui ha dato mostra il ministro degli interni, Anna Maria Cancellieri, che non ha mai piegato verso una ipotesi o l’altra che, via via, si facevano strada in tv o sulle agenzie. Gli inquirenti indagano, e non alludono.
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22
May
2012
Internet kosher PDF Stampa E-mail
di Mattia Ferraresi   
NYC_ebrei_ortodossi_alla_stadio_dei_MetzCentinaia di domande e dilemmi alimentano il dibattito su Internet dalla sua nascita e molte altre centinaia accompagnano le sue evoluzioni: la rete infiamma le rivoluzioni democratiche? Fa vincere le elezioni? Ci rende ottusi o intelligentissimi? Migliora le relazioni umane o le impoverisce? È un alleato della democrazia? È uno strumento di liberazione o un mezzo oppressivo nelle mani dei potenti? Dev'essere libera o avere un controllore? Domenica allo stadio dei New York Mets, nel Queens, 40 mila uomini in abiti neri - accompagnati da altri 20 mila in uno stadio adiacente - si sono posti una domanda ancora diversa: Internet è kosher? Un oceano di kippah, shtreimel e peot ha occupato uno spazio generalmente ingombro di casacche blu e arancioni per meditare e discutere sul rapporto fra Internet e l’ortodossia ebraica, relazione che sempre più spesso assume i tratti di uno scontro. Anche all’interno di comunità fortemente rappresentate a New York, città dove la rete è un bene di consumo primario, forse addirittura un diritto inalienabile.
Il problema è che per alcune comunità ultraortodosse, specialmente fra gli haredim e i chassidim, la rete è il veicolo delle peggiori nefandezze umane, propaga vizi, distoglie dalla preghiera e induce in tentazione anche i più devoti; certo, non è la rete in sé il problema, quanto i contenuti che rende accessibili
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22
May
2012
Troppi buchi nella cultura della Rete PDF Stampa E-mail
di Guido Moltedo   
Ignorante_somaroL’età dell’ignoranza, il titolo del nuovo libro di Fabrizio Tonello, è una definizione talmente drastica dei tempi in cui viviamo, quasi da obbligare, chi non sia d’accordo, a schierarsi dall’altra parte in modo altrettanto perentorio. Ed ecco riprodursi il solito conflitto, molto di moda adesso, tra cantori e critici della rivoluzione digitale. Se è questa l’intenzione dell’autore, sarebbe l’ennesimo libro – ne escono tanti – scritto apposta per suscitare l’ennesimo scontro tra tifoserie intellettuali, tanto acceso quanto sterile nella possibilità di incidere, da parte dei fautori dell’una o dell’altra posizione, sui processi in corso, proprio come gli spettatori di una partita che, per quanto urlino e strepitino, hanno scarsa o zero influenza sui giocatori e sul risultato finale. Ma non sembra questo lo scopo precipuo di Tonello. Caso mai, se proprio si vuol cadere nella trappola della contrapposizione, si può contestare uno dei possibili significati impliciti del titolo del saggio: l’idea cioè che l’età precedente e le età precedenti fossero quelle della conoscenza. Della cultura. Del sapere e dei saperi. Insomma, l’idea che si stesse meglio quando si stava peggio (in termini di disponibilità, di diffusione e di efficienza degli strumenti di comunicazione). Affermarlo sarebbe un abbaglio tanto quanto sostenere che prima, nel mondo, morivano di fame e di malattie meno persone di quante ne muoiano oggi.
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