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I cristiani devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica
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Copercom con Bagnasco
Il Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione) si associa alla preoccupazione espressa dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che...
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Sì a legge su fine vita
Il tavolo dei presidenti del Copercom (Coordinamento delle Associazioni per la Comunicazione) ha approvato il seguente Ordine del giorno in relazione al dibattito...
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Delle Foglie: nuovo presidente Copercom
“Ascoltare, dialogare e promuovere. Sono le tre linee guida che dovranno caratterizzare l’attività futura del Coordinamento per un impegno comune”. È l’invito...
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Editoriali e commenti
15
Jun
2012
La Rai e il bluff della società civile PDF Stampa E-mail
di Domenico Delle Foglie   
Rai_Viale_MazziniCi hanno sempre detto che ad occuparsi della Rai, e in particolare della sua Governance, c’è da bruciarsi le dita. È quindi con grande prudenza che ci avviciniamo al regno del caos televisivo organizzato, per prendere atto delle recenti indicazioni del Governo che hanno offerto il destro per parlare di una Rai dei Banchieri. Dopo la Rai dei Professori di venerata memoria, anche questa Rai dei Tecnici porta con sé il solito strascico di polemiche più o meno interessate. Pare non ci sia, in Italia, un’azienda pubblica più appetita della Rai. E non può essere solo una questione di ballerine e di presentatori.
A onor del vero, tutti ricordano pomposamente che è in gioco il futuro della più grande azienda culturale del Paese, salvo accomodarsi al livello della bassa macelleria quando si tratta di spartirsi seggiole e poltrone. Ora si discute della scelta dei nuovi consiglieri d’amministrazione. Verrebbe da prendere in parola il segretario del Pd che annuncia la sua decisione di “aprire alla società civile”. Peccato che i primi nomi circolati siano ovviamente collegati ad associazioni che sono l’interfaccia civile del suo partito e del suo mondo. Se tutti gli altri partiti dovessero fare la stessa scelta ci ritroveremmo con un consiglio della Rai, frutto sì della società civile, ma saldamente collegato con la politica.
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14
Jun
2012
Quanto è diventata grande la Rete? PDF Stampa E-mail
di Massimo Sideri   
webTrecento quaranta trilioni di trilioni di trilioni: un numero che fino ad ora avevamo letto solo nelle storie di zio Paperone quantifica la nuova «dimensione» di Internet. Semplificando molto possiamo dire che da una settimana, con il passaggio dal protocollo Internet versione 4, Ipv4, alla versione 6, Ipv6, il numero degli indirizzi unici della Rete sono diventati potenzialmente espandibili dai «vecchi» 4,3 miliardi fino a questa grandezza irraggiungibile: 34 seguito da 37 zeri. Qualcuno li avrà anche giocati al Lotto.
Eppure, al di là della tentazione della cabala, la vera domanda è: cosa ce ne faremo di questi 340 trilioni di trilioni di trilioni di nuove «porte» al web se sulla Terra siamo in tutto 7 miliardi (e, potremmo aggiungere, molti offline)? È stato calcolato che con il nuovo protocollo ci saranno 100 indirizzi per ogni atomo del mondo, circa 50 seguito da 27 zeri Ip per ogni essere umano. Un po' troppi. Ma per comprendere il senso del numero bisogna rispolverare un po' di storia di Internet.
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11
Jun
2012
Facebook, un amore al tramonto PDF Stampa E-mail
di Angelo Aquaro   
facebook_nasdaqLa crisi di Facebook arrivò, come in tutte le storie d'amore che si rispettino, con il fatidico settimo anno. Prima ancora del flop di Wall Street. Prima ancora degli impietosi racconti di Mark "Tirchio" Zuckerberg che non riusciva a farsi amico più neppure un cameriere: lasciandogli di mancia, in viaggio di nozze pochi giorni fa a Roma, quella cifra che pericolosamente riecheggia il margine di profitto dell'ex social network delle meraviglie - zero. La crisi di Facebook arrivò, come in tutti i disastri che si rispettino, tra gli allarmi inascoltati dai soliti furbetti, capitanati dai banchieri senza scrupoli che da Goldman Sachs a Morgan Stanley pregustavano già il 2.2 per cento che avrebbero portato a casa sulla "quotazione del secolo".
La crisi di Facebook arrivò, come in tutti i gialli che si rispettino, con quell'indizio nascosto così bene da essere sotto gli occhi di tutti, secondo quella lunghissima tradizione che dalla Lettera rubata di Edgar Allan Poe rivive appunto in un articolo sbandierato su una rivista non proprio sconosciuta, Forbes, e intitolato senza possibilità di equivoco alcuno: "La fine di Facebook". Anche la data è da brivido: 15 giugno 2011. Esattamente un anno fa.
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