Banner in alto

Al fine di favorire la riflessione e il coordinamento di varie associazioni nazionali che si interessano alla comunicazione, è stato costituito il Copercom (Coordinamento per la comunicazione)
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
  • Associazioni Copercom
Copercom con Bagnasco
Il Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione) si associa alla preoccupazione espressa dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che...
Leggi tutto...
Sì a legge su fine vita
Il tavolo dei presidenti del Copercom (Coordinamento delle Associazioni per la Comunicazione) ha approvato il seguente Ordine del giorno in relazione al dibattito...
Leggi tutto...
Delle Foglie: nuovo presidente Copercom
“Ascoltare, dialogare e promuovere. Sono le tre linee guida che dovranno caratterizzare l’attività futura del Coordinamento per un impegno comune”. È l’invito...
Leggi tutto...
Banner
Banner
«  novembre 2017  »
lmmgvsd
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930 
17
Jun
2012
Il "Pulitzer" Hersh e i new media PDF Stampa E-mail
di La Repubblica   
seymour_hershMetti un pomeriggio un premio Pulitzer, un campione del giornalismo d'inchiesta, a parlare di internet e di Twitter. Succede a Capri, al premio “Biagio Agnes”, e le risposte non sono scontate. È il presidente della Rai Paolo Garimberti a intervistare Seymour Hersh (nella foto), che da giovane cronista freelance di Chicago scoprì il massacro di My Lai. E che pubblicò il reportage, ecco il punto, quasi due anni dopo la strage di civili nel villaggio vietnamita. “Per me è come se fosse oggi, perché quel massacro fu compiuto dall’esercito del mio paese, un paese che anch’io ho servito come soldato”.
Regalato il giusto tributo a uno scoop (ma Hersh, 75 anni, ha portato sui giornali di tutto il mondo anche le sevizie nel carcere iraniano di Abu Ghraib, con relative foto in posa) resta il tema del dibattito. E cioè, come coniugare il bisogno di approfondimento, e i tempi lunghi del giornalismo di inchiesta, con la velocità dei nuovi media. Qui Garimberti cita la domanda-affermazione di uno studente di Yale, probabilmente ripetente, ai due protagonisti del caso Watergate. Alla coppia Woodward-Bernstein, l’incauto ha detto che, al giorno d’oggi, lo scandalo sarebbe partito da una semplice ricerca su Google delle parole chiave giuste. Naturalmente non è così, ma questo dà il la a Hersh per raccontare la sua angoscia di fronte all’informazione non-stop, per cui “se vedi una luce accesa alla Casa Bianca alle tre del mattino devi subito chiederti perché, controllare, eventualmente pubblicare e soprattutto aggiornare continuamente”.
“Quando cercavo una storia, potevo metterci giorni, anche settimane, prima che uscisse qualcosa. Ora bisogna subito pubblicare tutto, ed è semplicemente folle. Tutto è complicato, ingrandito”.
Stimolato da Garimberti, che è sulla stessa linea, Hersh rivendica il fatto di non avere un profilo twitter (dimenticando forse che il suo pensiero viaggerà anche sul tweet di questo articolo, arrivando sui cellulari e sui pc di quasi 500.000 persone, e da molti di loro rilanciato) e invoca la possibilità di cercarsi un fatto, controllare le fonti e metterci tutto il tempo che serve prima di tirar giù un buon reportage.
Nulla naturalmente in contraddizione con i nuovi media, che hanno delle aree di tempo reale, ma anche bel giornalismo d’inchiesta, con incroci carta-web e approfondimenti per niente banali, come dimostra, nel suo piccolo, anche il sito inchieste di Repubblica.it.
Ma qualche volta si tende a trasformare la presunta antinomia vecchi-nuovi media come un conflitto generazionale. Invece il grande giornalismo d’inchiesta può nascere proprio dall’incrocio fra l’antico mestiere e le regole della professione, con i nuovi strumenti che ti dà la tecnologia. Hersh dice che internet è ancora un neonato, ma forse dimentica il formidabile lavoro giornalistico che è arrivato non da, ma dopo Wikileaks, quando team di cronisti in tutto il mondo si sono messi a studiare il materiale pubblicato dal gruppo di Assange, dandogli un’interpretazione e una gerarchia.
Tutto il resto è una grande lezione di giornalismo di Hersh, che rivendica la protezione delle fonti, e anche la possibilità di sfruttare “tutto quello che si ha e che si ottiene”, anche da magistrati un po’ troppo chiacchieroni. Viva quindi il primo emendamento e la libertà di pensiero, compresi quella dei blogger russi come Navalny (forse l’unica concessione ai nuovi media). Ecco quindi che viene in mente la redazione ideale di un sito di inchieste: un campione come Hersh, e tanti giornalisti capaci di velocità e profondità, con tutti i mezzi antichi e moderni, a patto che siano leciti. Cani da guardia di ogni potere, ma anche di ogni abuso. E quando hai controllato anche l’ultima riga, si pubblica: su carta, su web, dove decide la direzione.
Nella serata di sabato la premiazione, con Mara Venier, nel segno del ricordo di Biagio Agnes e di una Rai che valorizzava il grande giornalismo. Oltre a Hersh, sono stati premiati: Piero Ostellino (Corriere della Sera, alla carriera); Piero Angela (giornalista-scrittore, per il libro “A che cosa serve la politica?”); Stefano Folli (editorialista Sole 24 Ore, carta stampata); Monica Maggioni (inviata Rai, premio per la tv); Riccardo Cucchi e Alfredo Provenzali (Radio Uno, per la radio); Giuseppe Smorto (Repubblica.it, nuove frontiere del giornalismo); Alessandra Viero (giornalista Tgcom, premio under 35). Premi speciali della Giuria sono stati assegnati a Elvira Terranova, corrispondente siciliana dell’Adnkronos, a Giovanni Tizian, cronista del Gruppo Espresso, che da qualche mese vive sotto scorta per le inchieste sulle mafie al nord, e a padre Enzo Fortunato da Assisi, autore del libro “Siate amabili”. Appuntamento all’anno prossimo.

 
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
RocketTheme Joomla Templates