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2012
Colombo-Tobagi, senza l’unanimità PDF Stampa E-mail
di Gianni Del Vecchio   
gherardo_colomboDopo una riunione fiume di oltre sei ore, le associazioni chiamate dal segretario Pd, Pier Luigi Bersani, a indicare i due nomi di spettanza democratica per il cda della Rai, sono riuscite ad arrivare a una sintesi. La coppia prescelta è formata dall’ex magistrato del pool di Mani pulite, Gherardo Colombo (nella foto), e da Benedetta Tobagi, giornalista e scrittrice, figlia del cronista Walter assassinato dal terrorismo rosso nel 1980. Il consenso però non è stato unanime: i due sono stati votati da tre associazioni su quattro, e cioè da Libera, da Libertà e giustizia e dal vasto Comitato per la libertà e il diritto all’informazione (composto da oltre una sessantina di sigle, sindacali e non). A essersi sfilato invece è “Se non ora quando”, il comitato nato per rispondere al Rubygate e al modo in cui Berlusconi tratta le donne. Critiche poi sono arrivate anche dal mondo cattolico, visto che quelle associazioni sono rimaste fuori dalle consultazioni. Insomma, la scelta non è stata indolore. Partiamo però dai vincitori della complicata mediazione, portata avanti con grande abilità dal sindacalista Fulvio Fammoni. Sicuramente a essere molto soddisfatta è Libera, organizzazione fondata dal carismatico sacerdote don Luigi Ciotti per combattere le mafie. Sua infatti l’indicazione di Gherardo Colombo, che molto velocemente ha convinto le altre due associazioni della partita. Ma non è andata male neanche al comitatone, e in particolare a una delle associazioni che lo compongono, Articolo 21. L’idea di candidare la Tobagi nasce proprio lì, per farsi strada durante la lunga riunione. Anche se a differenza di quanto accaduto a Colombo, ha dovuto vincere la concorrenza di altri tre o quattro nomi. A Libertà e giustizia, guidata dall’ex girotondina Sandra Bonsanti, la doppia candidatura va bene, anche se la sola partecipazione alle nomine ha provocato qualche problemino interno. Filippo di Robilant, membro del consiglio di presidenza, si è detto in netto dissenso con la scelta di partecipare «implicitamente alla logica spartitoria del cda della Rai». Chi invece, pur ringraziando Bersani per l’opportunità ricevuta, non ha voluto mettere la faccia sul tandem Colombo-Tobagi è “Se non ora quando”. Il problema non è di merito (ergo le personalità scelte) ma il metodo: secondo l’organizzazione, indicare due nomi secchi non è la migliore soluzione possibile, sarebbe stato molto meglio proporre una rosa, dalla quale i singoli partiti (tutti, non solo il Pd) avrebbero poi potuto pescare per comporre il cda. E infatti le ragazze hanno inviato una lettera al presidente della commissione vigilanza Zavoli con sei nomi da mettere a disposizione affinché il nuovo consiglio d’amministrazione possa rispettare il principio di parità di genere. A far parte della lista sono Dacia Maraini, Chiara Saraceno, Lorella Zanardo, Evelina Christillin, Flavia Nardelli e Benedetta Tobagi. Sì, la stessa Tobagi che è stata nominata dalle altre associazioni. A contestare tutta l’operazione è però il Forum delle persone e delle associazioni cattoliche. Acli, Coldiretti, Cdo, Confartigianato, Confcooperative, Cisl e Mcl si sono lamentate per essere state escluse, raccogliendo la solidarietà di diversi deputati Pd di area, come Beppe Fioroni e Giorgio Merlo.
In ogni caso, il dado è tratto. E Bersani ha fatto saper di voler accettare la scelta e di farsi garante della doppia candidatura in Vigilanza.

Europa

 
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