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I cristiani devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica
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Copercom con Bagnasco
Il Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione) si associa alla preoccupazione espressa dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che...
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Sì a legge su fine vita
Il tavolo dei presidenti del Copercom (Coordinamento delle Associazioni per la Comunicazione) ha approvato il seguente Ordine del giorno in relazione al dibattito...
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Delle Foglie: nuovo presidente Copercom
“Ascoltare, dialogare e promuovere. Sono le tre linee guida che dovranno caratterizzare l’attività futura del Coordinamento per un impegno comune”. È l’invito...
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Legge su "Fine Vita"
09
Feb
2012
La giusta attenzione PDF Stampa E-mail
di Gian Luigi Gigli   
Stati_vegetativiIl fondamento dell’etica sociale risiede nell’etica della vita. Recenti, ripetuti interventi del presidente della Cei, cardinale Bagnasco, ce lo hanno ricordato, confermando come oggi sia più che mai necessario ricercare attorno al valore della persona umana il denominatore comune capace di far superare all’Italia le lacerazioni che ne hanno destabilizzato le istituzioni e indebolito la stessa tenuta economica. Si tratta di ferite gravi e profonde, che nessuno può realisticamente pensare di sanare mettendo da parte il tema della vita giustificandosi con l’argomento che si tratterebbe di un terreno "divisivo". Infatti, se l’etica della vita è – come è – il fondamento dell’etica sociale, è illusorio pensare a un’autentica promozione sociale abbandonando l’uomo nei momenti di massima fragilità.
Sono trascorsi esattamente tre anni dalla morte di Eluana Englaro a Udine. Nessun’altra vicenda ha maggiormente lacerato le coscienze degli italiani negli ultimi anni quanto quella della giovane donna lecchese. Nessun’altra ha così diviso le istituzioni, mettendo in attrito tra loro gli schieramenti politici, una parte del Parlamento contro parte della magistratura, un’altra parte di quello stesso Parlamento contro il governo, e questi contro la presidenza della Repubblica. Nessuna vicenda, pertanto, richiede più di questa una riconciliazione delle coscienze e una ricomposizione anche nelle istituzioni, per identificare insieme il denominatore antropologico in grado di accomunarci come società. Può e deve aiutarci in questo impegno la seconda Giornata nazionale degli stati vegetativi e di minima coscienza, che si celebra oggi
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27
Jan
2012
Consiglio d'Europa: no all'eutanasia PDF Stampa E-mail
di Pier Luigi Fornari   
Eutanasia_1Netto "no" a qualsiasi forma di eutanasia da parte dell’assemblea del Consiglio d’Europa, il consesso che riunisce parlamentari di ben 47 Stati del Vecchio continente (venti in più della Ue), includendo tutti gli ex Paesi comunisti. Nel testo varato, che ribadisce quanto affermato dalla Convenzione di Oviedo per quanto riguarda le dichiarazioni anticipate di trattamento, si afferma infatti: «Deve essere sempre vietata l’eutanasia, nel senso di procedure attive od omissive volte a provocare intenzionalmente la morte» del paziente, quand’anche realizzata nella supposizione di un suo «beneficio». Hanno votato a favore popolari, conservatori ed alcuni socialisti, con un buon contributo dei Paesi dell’Est.
«Nell’ottobre del 2010 abbiamo ottenuto – ha dichiarato il capogruppo del Ppe, Luca Volontè (Udc) – una grande vittoria riaffermando il diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari, ora abbiamo combattuto una buona battaglia e abbiamo conseguito un altro successo in favore della vita, grazie a Dio, contro la dittatura ideologica della cultura della morte. L’eutanasia è stata completamente vietata dall’assemblea del Consiglio d’Europa. Le leggi approvate in Belgio e Olanda a questo proposito sono fuori dalla norma sancita dall’assemblea del Consiglio d’Europa». È stato infatti grazie ad un emendamento del leader dei popolari, firmato anche da Renato Farina (Pdl), che il divieto di eutanasia dalla formulazione al condizionale è stato trasformato in una asserzione categorica.
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14
Dec
2011
Zagrebelsky: morire non è un diritto PDF Stampa E-mail
di Silvia Truzzi   
fine_vitaIl diritto può essere “una corruzione del comune sentire o uno strumento attraverso cui scrutare un orizzonte più profondo”. Comincia così la conversazione con Gustavo Zagrebelsky, autore di un libro che non a caso s’intitola “Il diritto mite” (Einaudi, 1992). Parliamo della decisione di Lucio Magri (scomparso in una clinica svizzera dove l’hanno aiutato a togliersi la vita) e in generale della scelta di morire. Con una premessa: “Quello che sto per dire è in una prospettiva laica. Vorrei usare argomenti non dico condivisibili, ma almeno comprensibili per chiunque. Se si parte da una prospettiva religiosa, si escludono a priori tutti coloro che non l’accettano”.
Il discorso sul darsi la morte è molto sdrucciolevole, non trova?
Su queste questioni ultime, si è sempre penultimi. Sono discorsi ‘allo stato’ delle proprie attuali riflessioni. Guai alla sicumera. Nelle questioni di questo genere, la problematicità è un dovere.
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