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I cristiani devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica
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2012
La giusta attenzione PDF Stampa E-mail
di Gian Luigi Gigli   
Stati_vegetativiIl fondamento dell’etica sociale risiede nell’etica della vita. Recenti, ripetuti interventi del presidente della Cei, cardinale Bagnasco, ce lo hanno ricordato, confermando come oggi sia più che mai necessario ricercare attorno al valore della persona umana il denominatore comune capace di far superare all’Italia le lacerazioni che ne hanno destabilizzato le istituzioni e indebolito la stessa tenuta economica. Si tratta di ferite gravi e profonde, che nessuno può realisticamente pensare di sanare mettendo da parte il tema della vita giustificandosi con l’argomento che si tratterebbe di un terreno "divisivo". Infatti, se l’etica della vita è – come è – il fondamento dell’etica sociale, è illusorio pensare a un’autentica promozione sociale abbandonando l’uomo nei momenti di massima fragilità.
Sono trascorsi esattamente tre anni dalla morte di Eluana Englaro a Udine. Nessun’altra vicenda ha maggiormente lacerato le coscienze degli italiani negli ultimi anni quanto quella della giovane donna lecchese. Nessun’altra ha così diviso le istituzioni, mettendo in attrito tra loro gli schieramenti politici, una parte del Parlamento contro parte della magistratura, un’altra parte di quello stesso Parlamento contro il governo, e questi contro la presidenza della Repubblica. Nessuna vicenda, pertanto, richiede più di questa una riconciliazione delle coscienze e una ricomposizione anche nelle istituzioni, per identificare insieme il denominatore antropologico in grado di accomunarci come società. Può e deve aiutarci in questo impegno la seconda Giornata nazionale degli stati vegetativi e di minima coscienza, che si celebra oggi

Avvenire

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