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Al fine di favorire la riflessione e il coordinamento di varie associazioni nazionali che si interessano alla comunicazione, è stato costituito il Copercom (Coordinamento per la comunicazione)
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2012
Eluana, la retorica degli «eroi civili» PDF Stampa E-mail
di Domenico Delle Foglie   
Clinica_La_Quiete_di_UdineTre anni fa, a Udine, in una plumbea serata piovosa moriva Eluana Englaro. La memoria pubblica, a distanza di tanto tempo, meriterebbe di essere purificata. Purtroppo, non possiamo riconoscere questo merito al documentario «7 Giorni», scritto e diretto da Giovanni Chironi e Katty Riga. Un filmato a tema che sposa, per intero, le ragioni ideologiche dello stop all'alimentazione e all'idratazione per i soggetti in stato vegetativo persistente. Un video simpatizzante per Beppino Englaro, che pure si è sottratto alle telecamere. Ma prodigo di spazi e testimonianze per chi ha accompagnato Eluana a morire. L'anestesista Amato De Monte che si è assunto la responsabilità di interrompere la nutrizione e l'idratazione di Eluana viene dipinto come un «eroe civile». Costruzione d'immagine alla quale lui stesso contribuisce, raccontando le sue paure e come le abbia superate, grazie al ricordo del coraggio dello zio morto a Dachau e della mamma partigiana. Perché mai avere paura, se si trattava solo di dare esecuzione alla sentenza di un Tribunale dello Stato? Forse non c'è sentenza che possa far tacere la voce della coscienza. Nelle testimonianze, tutte a senso unico, di familiari, avvocati, medici e infermieri, non c'è traccia dei dubbi che ancora ci inseguono dinanzi alla vita di una persona in stato vegetativo persistente. I dubbi, in «7 Giorni», non hanno diritto di cittadinanza. Anzi, abbondano le certezze, come nella testimonianza di Carlo Alberto Defanti, il neurologo di Eluana che con le sue diagnosi senza il beneficio del dubbio ha aperto la strada alle decisioni irreversibili dei giudici. L'unica domanda con diritto di cittadinanza la pone Riccardo Massei, il primario di Lecco che rianimò Eluana dopo l'incidente stradale: «Chi ha il diritto di dire stop alle cure, anche se è ragionevole pensare che le cure portino a esito positivo?». Una domanda vera, alla quale Beppino Englaro è riuscito a dare, grazie a un Tribunale dello Stato, una risposta senza appello per Eluana. La domanda, però, resta per tutte le altre Eluane d'Italia. Anche se, è bene ricordarlo, sono già trascorsi tre anni e nessun cittadino italiano ha inteso percorrere la strada tracciata da papà Englaro. Tutto questo avrà pure un senso. In ogni caso, questo documentario è già in circolazione. E descrive un «popolo della vita» del tutto immaginario: un gruppo di ingenuotti facinorosi, piovuti dal passato remoto («Medioevo»), che prega. Dipinti come violenti, capaci anche di «lanciare sassi» (parole di De Monte). Lasciateci dire che è assolutamente improbabile che quella mano che stringe il Rosario, a lungo inquadrata, possa spingersi al di là di una preghiera o di un'invisibile carezza dell'anima. Almeno le suore Misericordine che, silenziose, hanno accudito Eluana, ottengono un atto postumo di giustizia. Infatti è lo stesso De Monte a riconoscere che quando si accosta a Eluana per la prima volta, si accorge che la giovane donna non ha piaghe da decubito ed è perfettamente accudita. Non solo, ma si stupisce che non sia tracheotomizzata e sia nutrita col sondino naso-gastrico. Così come la capo infermiera de «La Quiete» di Udine non nasconde la sua sorpresa al momento del ricovero di Eluana: «Ci aspettavamo una persona di trenta chili, e invece aveva un peso consistente...». «7 Giorni» è un documentario a tesi, costruito sulle orme di Beppino Englaro e ha un chiarissimo intento «politico». Guardarlo può essere utile per chi voglia continuare a sostenere, culturalmente, le ragioni della cura della vita sino alla fine naturale. Almeno per tentare di rimuovere i preconcetti che accompagnano quanti si spendono per il valore della vita. Certo, la dismisura dei mezzi messi in campo, ben testimoniata dalle immagini, dovrebbe farci accorti. Una borghesia ricca e «illuminata» ha sapientemente costruito il tragitto politico-amministrativo-giudiziario che ha portato al traguardo della morte di Eluana per consunzione. All'esterno della clinica, tante persone semplici pregavano per Eluana con una candela in mano e portavano una simbolica bottiglietta d'acqua per lei. Quanta verità ci sia nelle stanze ovattate di certa borghesia friulana - di cui è espressione Beppino Englaro - e quanta nel popolo forse non lo sapremo mai. Ma un sospetto, un piccolissimo sospetto, ce l'abbiamo.

Avvenire 

 

 
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