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I cristiani devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica
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Copercom con Bagnasco
Il Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione) si associa alla preoccupazione espressa dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che...
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Sì a legge su fine vita
Il tavolo dei presidenti del Copercom (Coordinamento delle Associazioni per la Comunicazione) ha approvato il seguente Ordine del giorno in relazione al dibattito...
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Delle Foglie: nuovo presidente Copercom
“Ascoltare, dialogare e promuovere. Sono le tre linee guida che dovranno caratterizzare l’attività futura del Coordinamento per un impegno comune”. È l’invito...
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Legge su "Fine Vita"
17
Jun
2012
Se un giudice ricorda che la vita... PDF Stampa E-mail
di Assuntina Morresi   
anoressiaC’è un giudice in Inghilterra. Un giudice che di fronte all’esistenza travagliata di una donna anoressica di 32 anni che vuole lasciarsi morire di fame, ha deciso per l’alimentazione forzata, nella sentenza che ha definito «la più difficile della mia vita».
Quella della giovane inglese è una vita intrisa di dolore, e costellata di sconfitte. Abusata sessualmente all’insaputa dei suoi genitori dai quattro agli undici anni, a tredici è entrata nel tunnel dei disturbi alimentari e dell’abuso di alcolici. Ha cercato di uscirne, studiando per diventare medico, ma ha interrotto l’università per una delusione d’amore: dal 2006 è ricaduta nei problemi di sempre – alcool e bulimia/anoressia – e da un anno rifiuta i cibi solidi. Considera la propria esistenza un «puro tormento» e vuole solo morire. I suoi genitori si sono arresi e vorrebbero accontentarla, e veder finire tutta questa pena. Da quanto riportato dai media, la donna sembra del tutto consapevole e pare abbia formulato la richiesta di morte in piena coscienza, determinata ad andare fino in fondo.
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10
May
2012
Legge Dat, questione di democrazia PDF Stampa E-mail
di Francesco D'Agostino   
MalatiAssorbiti, come tutti siamo, dalla crisi economica che ci assilla e dagli interrogativi sulla capacità della politica di riformare se stessa, stiamo largamente distogliendo l’attenzione dalle questioni bioetiche che hanno infiammato per mesi e mesi il dibattito pubblico in Italia e in particolare dalla cruciale questione del «fine vita» e della sua regolamentazione giuridica. Questo giornale, come suo solito, fa eccezione. Ma la realtà è che facciamo addirittura fatica a ricordare che entrambi i rami del Parlamento, Senato e Camera, si sono già pronunciati in prima istanza, votandolo, su un disegno di legge in materia (quello sulle Dat, le "dichiarazioni anticipate di trattamento" medico) e che l’ultima versione di questo disegno di legge è dallo scorso anno di nuovo all’attenzione, o meglio alla disattenzione, del Senato, che è chiamato a valutarne la stesura definitiva, ma continua a manifestare evidenti difficoltà a calendarizzare l’esame e il voto del testo.
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16
Feb
2012
Eluana, la retorica degli «eroi civili» PDF Stampa E-mail
di Domenico Delle Foglie   
Clinica_La_Quiete_di_UdineTre anni fa, a Udine, in una plumbea serata piovosa moriva Eluana Englaro. La memoria pubblica, a distanza di tanto tempo, meriterebbe di essere purificata. Purtroppo, non possiamo riconoscere questo merito al documentario «7 Giorni», scritto e diretto da Giovanni Chironi e Katty Riga. Un filmato a tema che sposa, per intero, le ragioni ideologiche dello stop all'alimentazione e all'idratazione per i soggetti in stato vegetativo persistente. Un video simpatizzante per Beppino Englaro, che pure si è sottratto alle telecamere. Ma prodigo di spazi e testimonianze per chi ha accompagnato Eluana a morire. L'anestesista Amato De Monte che si è assunto la responsabilità di interrompere la nutrizione e l'idratazione di Eluana viene dipinto come un «eroe civile». Costruzione d'immagine alla quale lui stesso contribuisce, raccontando le sue paure e come le abbia superate, grazie al ricordo del coraggio dello zio morto a Dachau e della mamma partigiana. Perché mai avere paura, se si trattava solo di dare esecuzione alla sentenza di un Tribunale dello Stato? Forse non c'è sentenza che possa far tacere la voce della coscienza. Nelle testimonianze, tutte a senso unico, di familiari, avvocati, medici e infermieri, non c'è traccia dei dubbi che ancora ci inseguono dinanzi alla vita di una persona in stato vegetativo persistente. I dubbi, in «7 Giorni», non hanno diritto di cittadinanza. Anzi, abbondano le certezze, come nella testimonianza di Carlo Alberto Defanti, il neurologo di Eluana che con le sue diagnosi senza il beneficio del dubbio ha aperto la strada alle decisioni irreversibili dei giudici. L'unica domanda con diritto di cittadinanza la pone Riccardo Massei, il primario di Lecco che rianimò Eluana
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