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I cristiani devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica
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I Laboratori e la vita di Saroo PDF Stampa E-mail
Saroo_ritrova_la_madre_grazie_a_google_earthVolentieri pubblichiamo l’intervento di Umberto da Roma che, a modo suo, ci offre una lettura accattivante dopo aver partecipato ai Laboratori del Copercom per gli animatori della cultura e della comunicazione.

Mi ha colpito una notizia recentemente ripresa dai media nazionali.
In India, nel 1986, il piccolo Saroo (nella foto) aveva solo 5 anni e lavorava insieme al fratello come addetto alle pulizie in una stazione ferroviaria. Durante una notte di lavoro il bambino si addormenta su una panchina e, al risveglio, non trova più il fratello. Decide allora di salire sul primo treno, convinto di ritrovarlo, ma il fratello non è a bordo. Esausto e spaventato Saroo si addormenta. Quando riapre gli occhi, dopo 14 ore, si ritrova a Calcutta, terza metropoli del Paese. Inutili le richieste di aiuto ai passanti: ben presto Saroo inizia a mendicare tra gli slum della città, emulando gli altri bambini, rischiando la vita ogni giorno e schivando richieste da parte di adulti sospettosamente generosi. La vita di Saroo subisce una svolta quando viene finalmente accolto in un orfanotrofio e adottato da una famiglia australiana, i Brierely, dove cresce sereno e al sicuro. Da adulto Saroo sente però il bisogno di ritrovare i suoi famigliari ma nei suoi ricordi non c'è il nome della città da cui proveniva, soltanto immagini e panorami. È così che grazie a Google Earth inizia a calcolare le distanze da Calcutta e ad esplorare il raggio intorno alla città che in 14 ore di treno poteva aver coperto. L’immagine di una cascata dove giocava da bambino lo avvicina alla meta: la città era Khandwa e Saroo si dirige immediatamente là, dove ritrova la sua vecchia casa ormai abbandonata. Con sé ha una foto da bambino grazia alla quale, dopo aver chiesto in giro, viene avvicinato da un passante che lo ferma e gli dice: “Ora ti porto da tua madre”. I due stentano inizialmente a riconoscersi ma alla fine i ricordi riaffiorano.
Una storia che racconta come i nuovi media possano offrire anche occasioni inaspettate e positive per le persone che li sanno utilizzare. Ed è proprio per questa ragione che ho seguito le dirette proposte dal Laboratorio Copercom, nella convinzione che una maggiore comprensione degli strumenti ed un’accresciuta consapevolezza etica possano aiutare tutti noi, e in particolare i più giovani, nella vita di ogni giorno. Continuate così!

Umberto da Roma



 
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