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I cristiani devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica
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Quale cultura da comunicare? PDF Stampa E-mail
insegnante_e_alunniVolentieri pubblichiamo un approfondimento della dottoressa Pia Pezza che interviene nel dibattito sollevato dal Laboratorio Copercom “Minori e media: l’educazione alla prova”.

La comunicazione e la sua cultura, intesa quest’ultima come l’insieme dei fattori che intervengono nei processi comunicativi, hanno subito una rapida e complessa evoluzione che pone attualmente prospettive più ampie, allargate a nuovi ambiti e che necessitano di maggiori attenzioni e sensibilità per conoscerli e coglierne le dinamiche.
In particolare, per quanto riguarda media e minori, vanno moltiplicandosi le riflessioni circa le criticità e i punti di forza, sempre più approfondite e che individuano contenuti e comportamenti per trasformare le criticità in opportunità di crescita e maturazione. Tuttavia, sembra esservi scarsa attenzione, talora nessuna, ad alcuni aspetti ritenuti irrilevanti e che costituiscono invece la premessa affinché i media diventino punti di forza. Viene dato gran rilievo, ad esempio, alle capacità di critica, di discernimento, di cui il pensare e il riflettere costituiscono la premessa, rilievo staccato dalla crisi del pensiero generalmente riconosciuta. Si fa riferimento con insistenza al ruolo di guida e sostegno dell’adulto – genitore, insegnante, ecc. –, nel corso del periodo evolutivo, riferimento sganciato dalla profonda crisi esistenziale che generalmente coinvolge proprio l’adulto, determinata dai rapidi mutamenti e che minaccia profondamente la propria identità.
I valori positivi costituiscono parte essenziale d’ogni percorso formativo; ma come si fa a proporli in contesti dove la superficialità, l’autoreferenzialità, la vacuità, la distorsione e quant’altro sono dominanti?
Il “bene comune”, di cui tanto si parla, finisce con l’essere un concetto astratto e quasi velleitario, quando nel quotidiano le relazioni sono sottese da egoismo, interessi di parte...
Vi sono altri rilevanti aspetti a cui dare visibilità e da approfondire. Per citarne alcuni: la scarsa conoscenza dei nuovi concetti e termini – sempre più diffusi anche nei documenti del Magistero: relazione generativa (“L’emergenza educativa”, Cei), sviluppo bloccato, protagonismo, fragilità, cambiamento di mentalità –, per cui ad essi viene dato il significato comunemente attribuito, tralasciando le implicazioni più complesse e determinanti; la divaricazione tra alcune conoscenze della scuola rispetto a quelle del catechismo a proposito dell’origine del mondo e la creazione, del darwinismo: evoluzione e non creazione (vedi il convegno internazionale Cei “Dio oggi. Con Lui o senza di Lui cambia tutto”).
Quanto detto, costituisce soltanto una parte delle necessità affinché la cultura e la comunicazione diventino condivisibili e concrete, raggiungendo più profondamente i destinatari.
A proposito della cultura, attraverso un coinvolgimento più profondo viene a realizzarsi quanto indicato nella “Gaudium et Spes” (par. 53) e cioè una cultura che diventa promozione e progresso del genere umano.

Pia Pezza

 
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