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I cristiani devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica
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2012
Media e Chiesa, per altri percorsi PDF Stampa E-mail
di Paolo Bustaffa   
Cupola_di_San_PietroLe notizie sul Vaticano continuano a occupare le aperture e le pagine dei media. La gente vede, legge, ascolta e riflette. Il pensiero va soprattutto al Papa. Così fragile e così forte. Per primo aveva parlato dei rischi interni alla Chiesa e per primo aveva preso iniziative di straordinaria efficacia contro il male e l’errore. Per primo, in un tempo di disorientamento, aveva chiesto (e chiede ancor oggi) di non perdere l’unico riferimento che conta nella vita: Dio. Non ha avuto paura nel far udire la sua voce, con quel linguaggio fatto di profondità, di fermezza e di mitezza, neppure su laceranti questioni interne. Troppo a cuore gli sta la trasparenza, la bellezza, il profumo della casa di Dio. La gente conosce questa sua passione e soffre come lui e con lui per quanto sta accadendo.
La gente sa distinguere i fatti, i commenti e le analisi dei media, da una realtà, la Chiesa, che non può essere ingabbiata negli schemi di un’informazione unidirezionale. La gente non si lascia travolgere dal torrente mediatico così come non chiude gli occhi di fronte a fatti che turbano profondamente. Al contrario li apre ancor più. Non censura titoli, parole e immagini ma non si lascia prendere da confusioni e approssimazioni: conosce il Papa e la Chiesa. Ed è questa conoscenza, non formale, a consentire anche un giudizio sull’informazione, sull’interpretazione e sui commenti dei cosiddetti esperti di cose vaticane.

Sir

Per l'editoriale completo clicca qui.

 
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