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I cristiani devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica
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Forum Greenaccord: premiato Bustaffa (Sir) PDF Stampa E-mail
paesaggio_di_montagna_2“L’uomo deve essere cosciente di far parte della natura, che la sua esistenza dipende da essa, e deve quindi imparare a vivere con essa e non contro di essa”. Così Andrea Masullo, presidente del Comitato scientifico di Greenaccord, ha chiuso ieri a Trento i lavori del 9° Forum dell’informazione cattolica per la salvaguardia del creato, rivolgendo un richiamo, alla vigilia del summit “Rio+20”, “perché i governanti del mondo si affrettino a cambiare strada” e “la politica torni a mettere al centro della sua azione l’uomo”. “La paura di perdere qualcosa nel cambiare strada - ha richiamato Masullo - rischia di farci perdere tutto ciò che di buono, seppur fra tante contraddizioni, l’umanità ha fino a oggi costruito. La montagna c’insegna che oltre la vetta non si può salire, ma se non ci si ferma per tempo si può solo precipitare. La crescita del consumo di natura ha da tempo superato la vetta e ormai, consumando ogni anno oltre il 20% in più delle risorse che la Terra riesce a riprodurre, ci stiamo pericolosamente sporgendo sul precipizio”. Portando ai presenti il saluto della Federazione italiana dei settimanali cattolici (Fisc, che insieme all’Ucsi ha collaborato nell’organizzazione dell’evento), il presidente Francesco Zanotti ha invitato ad avere “più fiducia nel futuro”: così, ha precisato, “tuteleremo meglio anche il patrimonio ambientale, ricordando che la prima ecologia è per l’uomo”.

Sir

Nel corso dei lavori il direttore del Sir Paolo Bustaffa ha ricevuto, a nome dell’agenzia di stampa, il premio “Sentinella del Creato” assegnato per l’impegno su comunicazione e ambiente. Ecco l’intervento del vicepresidente del Copercom nel ritirare il premio:

“L’uomo che piantava gli alberi” è il titolo di un piccolo libro di Jean Giono, scrittore francese di origine italiana. Racconta di un pastore, Elzéard Bouffier, che ogni pomeriggio sceglieva 100 ghiande e ogni mattina andava a seminarle accuratamente in un terreno montano privo di vegetazione. La scelta era meticolosa, solo le ghiande perfettamente sane venivano utilizzate.
Dopo diversi anni Giono, attraversata la guerra 1915-1918, torna alla casa del pastore e scrive: “...scorsi in lontananza una specie di nebbia grigia che ricopriva le cime come un tappeto. Diecimila querce occupano davvero un grande spazio. Ero letteralmente ammutolito e, poiché lui non parlava, passammo l’intera giornata a passeggiare in silenzio per la sua foresta”.
Forse possiamo vedere in ogni ghianda sana una notizia buona. Il sogno di un pastore ha qualche contatto con quello di un giornalista che considera il raccontare l’oggi come un servizio al futuro, alle generazioni che verranno.
Per parlare giornalisticamente del creato occorre mettersi sulla sua lunghezza d’onda, fare spazio alle sue voci e ai suoi volti, avendo cura di coltivare un silenzio interiore per ascoltare, capire, comunicare. È lo stesso silenzio che Benedetto XVI ha messo a tema, accanto alla parola, nel messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali 2012. Anche per la parola il creato offre un suggerimento.
In un racconto ebraico si legge che nella scuola di un villaggio c’era un bambino un po’ particolare: ogni volta che il rabbino diceva “E Dio disse...” usciva sulla strada e incominciava a danzare sollevando la polvere. Il rabbino chiese il perché di quella esplosione di gioia.
“Ma perché - la risposta del piccolo - ogni volta che tu dici ‘E Dio disse...’ io vedo il cielo, gli alberi, i fiumi, gli animali e mi viene voglia di gridare e danzare...”. Il bambino aveva scoperto l’alleanza tra le parole e la Parola.
Raccontare il creato giornalisticamente significa far nascere domande sul vivere e sul morire, significa indicare le direzioni per cercare e incontrare risposte.
E quando, in una coscienza libera e alimentata dal dialogo tra fede e ragione, si avvia una ricerca onesta è da prevedere che dalle risposte si arrivi, con stupore, alla Risposta.
È lo stesso stupore che viene nello scoprire una foresta cresciuta su un terreno che era brullo e un bambino che dentro ogni parola riesce a vedere una cosa bella.
Nell’era del digitale le ghiande del pastore francese e la danza del bimbo ebreo possono diventare immagini che invitano a guardare e custodire la bellezza del creato con gli occhi e con il cuore del Creatore.
Seminare notizie come ghiande feconde e danzare nella polvere della cronaca e della storia: immagini di una comunicazione al servizio della verità e della speranza.
 
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