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I cristiani devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica
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La Rai e il bluff della società civile PDF Stampa E-mail
di Domenico Delle Foglie - Servizio pubblico 1   
Rai_Viale_MazziniCi hanno sempre detto che ad occuparsi della Rai, e in particolare della sua Governance, c’è da bruciarsi le dita. È quindi con grande prudenza che ci avviciniamo al regno del caos televisivo organizzato, per prendere atto delle recenti indicazioni del Governo che hanno offerto il destro per parlare di una Rai dei Banchieri. Dopo la Rai dei Professori di venerata memoria, anche questa Rai dei Tecnici porta con sé il solito strascico di polemiche più o meno interessate. Pare non ci sia, in Italia, un’azienda pubblica più appetita della Rai. E non può essere solo una questione di ballerine e di presentatori.
A onor del vero, tutti ricordano pomposamente che è in gioco il futuro della più grande azienda culturale del Paese, salvo accomodarsi al livello della bassa macelleria quando si tratta di spartirsi seggiole e poltrone. Ora si discute della scelta dei nuovi consiglieri d’amministrazione. Verrebbe da prendere in parola il segretario del Pd che annuncia la sua decisione di “aprire alla società civile”. Peccato che i primi nomi circolati siano ovviamente collegati ad associazioni che sono l’interfaccia civile del suo partito e del suo mondo. Se tutti gli altri partiti dovessero fare la stessa scelta ci ritroveremmo con un consiglio della Rai, frutto sì della società civile, ma saldamente collegato con la politica. Per la serie che litigherebbero gli esponenti della società civile, ma per conto dei partiti. Insomma, una foglia di fico (civile) sulle solite vergogne (politiche).
Sfiducia nella società civile? Inevitabile: se la politica è messa così male, non è forse responsabilità della società civile in fuga da anni dalle proprie responsabilità? O meglio, non sarà proprio quella società che tanto civile non è, ad affidare il lavoro sporco alla politica? Salvo ripulirsi l’immagine e ripresentarsi, al prossimo giro, candida come la neve?
In conclusione: per la Rai non c’è salvezza se non nella trasparenza possibile e alle condizioni date. La Legge Gasparri impone alla politica di governarla? La governi e scelga i suoi uomini alla luce del sole. Almeno sapremo con chi prendercela, dinanzi allo schermo, in certe serate di noia televisiva.
Se poi, invece, la politica volesse davvero fare un passo indietro, non perda tempo: metta sul mercato due reti e la terza (sovvenzionata solo dal canone) la dedichi davvero al servizio pubblico. Conosciamo bene una delle obiezioni principali che vengono mosse da alcuni settori del mondo cattolico: chi darà poi lo spazio che meritano certamente il Papa e la Chiesa italiana? Di sicuro sarà dovere della rete del servizio pubblico garantire lo spazio dovuto ad una delle più grandi e radicate culture italiane. Ma paradossalmente a noi potrebbe bastare Tv2000. Forse sarebbe un’occasione d’oro per la comunicazione dei cattolici. Per i cattolici e per il Paese. 

PS. A proposito di società civile e per non essere fraintesi: questa è un’opinione strettamente personale che non coinvolge le singole associazioni del Copercom, né i Vescovi, né la Cei e tanto meno il Vaticano. Speriamo di essere stati chiari. Continuare a pensare e scrivere quello che si pensa è ancora un diritto costituzionalmente garantito.

 
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