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I cristiani devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica
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2012
Una Fondazione per governare la “nuova” Rai PDF Stampa E-mail
di Pier Giorgio Liverani - Servizio pubblico 3   
rai_manifestazione_cittadiniVolentieri pubblichiamo un articolo di Pier Giorgio Liverani, giornalista di lungo corso e Delegato del Mpv nel Comitato del Copercom. La sua riflessione si inserisce nel dibattito sviluppatosi attorno alle ipotizzate presenze del mondo associativo nel CdA della Rai e si spinge a ipotizzare una forma moderna e alternativa di governance per la “più grande azienda culturale italiana”.

L’indicazione da parte del Partito Democratico di due persone (niente da dire sui loro nomi) suggerite «dalle associazioni» come possibili membri del Consiglio di Amministrazione della Rai provoca approvazione ma anche interrogativi. Ottima cosa aprire il servizio pubblico televisivo all’associazionismo, ma con quale criterio sono state scelte le associazioni designatrici? Vorrei, allora, come emerito (senza meriti) di un Consiglio Consultivo e di tre Consigli Nazionali degli Utenti del complesso sistema delle comunicazioni, e come co-fondatore del Copercom, esprimere anch’io, molto schematicamente, un’opinione sull’auspicabile “nuovo” della Rai. Come il Presidente del Coordinamento, Domenico Delle Foglie, lo faccio a titolo del tutto personale e senza intenzione di contrastare gli autorevoli pareri già espressi, tutti condivisibili, ma come ulteriore contributo, ovviamente discutibile, al ripensamento del maggior ente culturale del nostro Paese.
La sperata restituzione della gestione del Servizio pubblico radiotelevisivo alla società civile mi sembra obiettivo del tutto auspicabile e possibile, ovviamente soltanto se assolutamente lontano da ogni potere in senso stretto politico (Governo, Parlamento, partiti e Autorità cosiddette indipendenti). La Rai potrebbe essere trasformata in una fondazione con un proprio patrimonio e alimentata dalla propria attività e dal canone a conferma della realtà pubblica del suo servizio.
Di questa Fondazione dovrebbero far parte esponenti specificamente delegati dalle risorse culturali, scientifiche, sociali, associative e istituzionali del Paese. Ne indico alcune quasi a caso e a solo titolo di esempio: gli utenti, i consumatori, le famiglie e/o i genitori, i giovani, i giornalisti, l’associazionismo, gli Enti locali, le Università, la Scuola, le Accademie, l’editoria indipendente, le categorie economiche (sindacati dei lavoratori e degli imprenditori), lo spettacolo, le Onlus, il Cnr, il Cnel, i dipendenti della Rai eccetera e, perché no?, le religioni (quelle storiche e quelle recentemente riconosciute dallo Stato) in quanto esponenti di gruppi significativi della vita italiana… eccetera.
Questa numerosa rappresentanza dovrebbe indicare periodicamente le grandi linee culturali, informative e di intrattenimento ed esprimere un Consiglio di amministrazione. Alla Magistratura amministrativa potrebbe essere affidato il compito di un previo controllo di garanzia delle competenze, delle esperienze e delle effettive rappresentatività dei designati. Ai membri dell’Assemblea rappresentativa sarebbe chiesto di svolgere il loro lavoro senza compensi (salvo il rimborso delle sole spese motivate e documentate).
Il progetto è esposto in modo frettoloso e anche un po’ rozzo, ma valga come provocazione in vista di altre proposte e di un possibile confronto dialogico.

 
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