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2011
Mugerli: offende la morte di Gheddafi in tv PDF Stampa E-mail
Libia“La reiterata riproposizione televisiva delle immagini della morte di Gheddafi e dello scempio del suo cadavere, simbolo da schernire e da annientare, non aggiunge nulla all’informazione e alla cronaca ma diventa spettacolo e va fermata”. È quanto scrive oggi Franco Mugerli, presidente del Comitato media e minori, in una lettera aperta rivolta alle emittenti televisive.
“Il doveroso ed ineludibile diritto di cronaca non può e non deve travalicare il limite del rispetto che va riconosciuto ad ogni persona umana, anche se feroce dittatore ed assassino. La memoria dei suoi crimini - prosegue Mugerli - non può giustificare la rappresentazione brutale della sua morte e la sua insistente esposizione mediatica”.
La “spettacolarizzazione della violenza e della morte - aggiunge il presidente del Comitato media e minori - provoca assuefazione e indifferenza al male con effetti pericolosi e anestetizzanti nel tessuto culturale e sociale del nostro Paese”.
Mugerli ricorda che, sottoscrivendo il “Codice di autoregolamentazione Tv e minori”, le emittenti televisive hanno riconosciuto che “il minore è un cittadino soggetto di diritti”, che deve “essere tutelato da trasmissioni televisive che possono nuocere alla sua integrità psichica e morale, anche se la famiglia è carente sul piano educativo”. Inoltre si sono impegnate a “non diffondere nelle trasmissioni di informazione” in onda dalle 7 alle 22.30 “sequenze particolarmente crude o brutali o scene” che “possano creare turbamento”. E nei “casi di straordinario valore sociale o informativo” il giornalista televisivo deve avvisare “gli spettatori che le notizie, le immagini e le parole” che vengono “trasmesse non sono adatte ai minori”. “Un impegno - si legge nella lettera aperta - che più volte in questi giorni è stato ampiamente disatteso nella trasmissione dei servizi informativi sulla morte di Gheddafi, anche trasmessi in fascia protetta”.
Una recente sentenza del Tar del Lazio - conclude Mugerli - ha ribadito che il “diritto alla tutela della sensibilità dei minori” deve prevalere sul diritto di cronaca.

 
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